L’intelligenza artificiale (AI) è diventata una forza pervasiva, trasformando le industrie e cambiando il modo in cui interagiamo con la tecnologia. Tuttavia, dietro la sua apparente efficienza e utilità si nasconde un costo ambientale significativo e crescente.

In questo articolo esploreremo il lato green dell’IA, analizzando l’impatto ambientale nascosto della sua proliferazione e la vorace domanda di energia che sta generando.

Più energia, meno efficienza

L’intelligenza artificiale sta determinando un’espansione della domanda di energia in tutto il mondo. Dall’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale alla gestione dei data center e alla produzione di chip specializzati, ogni fase del ciclo di vita dell’intelligenza artificiale richiede enormi quantità di energia.

Secondo studi recenti, la sola produzione di un chip AI può consumare fino a 15 volte più energia rispetto alla produzione di un chip standard.

L’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale nei data center, che ospitano migliaia di questi chip, rappresenta un notevole dispendio energetico. Ciò contribuisce ulteriormente all’impatto ambientale della tecnologia, un problema aggravato dalla rapida accelerazione dell’adozione dell’IA in tutti i settori.

Dalla sanità all’agricoltura, l’intelligenza artificiale viene integrata in una varietà di applicazioni che richiedono un’elaborazione intensiva dei dati e un notevole consumo di energia.

Poiché sempre più aziende e organizzazioni si rivolgono all’intelligenza artificiale per migliorare la propria efficienza e competitività, la domanda di energia associata continua ad aumentare in modo esponenziale.

Tensioni dovute all’eccessivo consumo di risorse

Questa vorace domanda di energia solleva gravi preoccupazioni ambientali e climatiche. La generazione di energia per alimentare le infrastrutture di intelligenza artificiale spesso comporta il consumo di combustibili fossili, esacerbando il problema dell’inquinamento atmosferico e della qualità dell’aria.

Per questo motivo, l’aumento del consumo di energia contribuisce direttamente alle emissioni di gas serra, esacerbando il cambiamento climatico e gli impatti ad esso associati, come ondate di caldo estremo, siccità ed eventi meteorologici estremi.

Inoltre, le infrastrutture necessarie per supportare l’intelligenza artificiale, come i data center e gli impianti di produzione di chip, richiedono grandi quantità di acqua per il raffreddamento e altri processi.

Ciò solleva ulteriori preoccupazioni nelle regioni in cui le risorse idriche sono già scarse o minacciate dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento eccessivo delle risorse idriche.

In luoghi come l’America Latina, dove la proliferazione dei data center è in aumento, le comunità locali stanno già sperimentando tensioni sull’accesso all’acqua e ad altre risorse naturali.

Le rinnovabili basteranno?

Secondo le ultime previsioni dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), il consumo di elettricità da parte di data center, intelligenza artificiale e criptovalute dovrebbe raddoppiare entro il 2026.

Ciò si contrappone a un aumento più moderato e uniforme della domanda globale, nel pieno della rivoluzione dell’elettrificazione e nonostante l’impulso economico di nazioni come India, Cina e altri paesi del sud-est asiatico.

L’IEA prevede inoltre che la produzione di energia rinnovabile supererà il carbone, la fonte energetica più inquinante e uno dei principali fattori del cambiamento climatico, diventando la più grande fonte di elettricità al mondo.

Alla fine del 2023 esistevano più di 8.000 data center distribuiti a livello globale. Di questi, un terzo si trovava negli Stati Uniti, mentre l’Europa ne ospitava il 16% e la Cina circa il 10%.

Una tendenza in crescita è l’installazione di data center nelle economie emergenti, come Messico, India e Brasile, approfittando dei bassi prezzi dell’elettricità. Alcune voci del settore ricordano che il bacino energetico di questi paesi non è così “verde” come in Europa.

I rifiuti elettronici che ci aspettano

I rifiuti elettronici, noti anche come rifiuti elettronici, sono uno dei flussi di rifiuti in più rapida crescita al mondo. Si prevede che entro il 2030 la produzione annua di rifiuti elettronici raggiungerà l’incredibile cifra di 75 milioni di tonnellate.

L’intelligenza artificiale sta accelerando l’innovazione nei server, in particolare nella progettazione dei chip. Quindi buona parte di questa ondata di rifiuti elettronici è generata dall’intelligenza artificiale, con apparecchiature che tra qualche anno saranno considerate obsolete.

Gli ultimi modelli, come la Nvidia H100, vengono prodotti molto al di sotto della domanda e la carenza è tale che vengono addirittura utilizzati come garanzia del debito e offerti in affitto.

Si stima che ogni anno i rifiuti elettronici contengano circa 60 miliardi di dollari in materie prime come oro, palladio, argento e rame. Tuttavia, solo il 17% dei rifiuti elettronici globali viene adeguatamente raccolto e riciclato ogni anno.

Mancanza di trasparenza e scarsa consapevolezza pubblica del problema

La mancanza di consapevolezza pubblica sul costo ambientale dell’intelligenza artificiale è un ulteriore problema. La tecnologia è spesso percepita come pulita ed efficiente, ma il suo reale impatto ambientale è raramente discusso o preso in considerazione nei processi decisionali.

Questa mancanza di trasparenza e responsabilità rende difficile implementare soluzioni efficaci e sostenibili per mitigare l’impatto ambientale dell’IA.

Quali sono quindi le possibili soluzioni per affrontare il lato non verde dell’intelligenza artificiale? In primo luogo, è fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica sui costi ambientali nascosti della tecnologia.

Le aziende tecnologiche e i responsabili politici devono essere trasparenti riguardo al reale impatto ambientale dei loro prodotti e servizi di intelligenza artificiale. Inoltre, sono necessarie misure normative più rigorose per incoraggiare pratiche più sostenibili in tutto il settore.

Dalle fonti energetiche rinnovabili alle tecnologie di raffreddamento più efficienti, ci sono molte opportunità per ridurre l’impronta ambientale dell’intelligenza artificiale e promuovere uno sviluppo tecnologico più sostenibile ed equo.

Solo attraverso uno sforzo congiunto e coordinato possiamo garantire che l’IA progredisca in modo responsabile e sostenibile, minimizzando il suo impatto sull’ambiente e massimizzando i suoi benefici per la società nel suo insieme.

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